Oggi la tecnica della psicoterapia e del counseling con la Procedura Immaginativa si puntualizza nella Metodologia dell’Incontro ultima tappa evolutiva del pensiero teorico clinico dei due Capiscuola Rocca e Stendoro giunto alla piena maturità scientifica, ampliamente documentata nell’ultimo testo La perla e la tartaruga La Metodologia dell’incontro Il caso Sandro (R. Rocca e G. Stendoro, Collana di Psicologia Clinica Rocca Stendoro Armando Editore ,Roma 2014).

La Metodologia dell’Incontro sposta il focus dell’attenzione degli Operatori sanitari dalla figura del paziente a quella dello psicoterapeuta da sempre poco indagato nella sua funzione dalla letteratura scientifica di settore. Nel testo si realizza e si documenta la mobilizzazione da parte del terapeuta del proprio mondo interno che diviene strumento orientativo, semeiotico e creativo delle dinamiche consce, preconsce ed inconsce attivate nel setting a funzione trasformativa terapeutica.

In generale la metodologia dellaProcedura Immaginativa (radici storiche nel Rêve-Eveillé  di Robert Desoille 1890 – 1966 e i costrutti strutturali dal 1976 nell’esperienza teorico-clinica di R. Rocca e G. Stendoro) nelle sue multiformi funzioni applicative (Conoscitive, Preventive, Sviluppo delle parti sane della personalità, oltre che terapeutiche) mobilizza le immagini mentali all’interno di un rapporto umano opportunamente creato tra il terapeuta ed il mondo adulto o adolescente del paziente.

La vitale pienezza dell’azione della Procedura Immaginativa, nel suo insieme inesauribile d’illimitate possibilità, acquista valore terapeutico soprattutto come generatrice di emozioni-sentimenti-affetti di significati a venire.

Il parlare per Immagini (Procedura Immaginativa), inteso come una perenne dialogo interiore che spontaneamente si riflette anche nel sogno, si realizza volontariamente evocato attraverso un rito concordato, ripetuto e condiviso dallo psicoterapeuta e dal paziente per far emergere, rielaborare, armonizzare o riparare le rappresentazioni che si presentano di volta in volta agli occhi della mente.. Per attivare questo processo c’è bisogno schematicamente di: una fase preparatoria in posizione distesa e in rilassamento del senso motorio. In risposta a uno “Stimolo Iniziale fornito dal terapeuta. Il paziente, come in un film di cui è protagonista, visualizza una scena una storia discorsiva che comunicata come cronaca dal vivo, viene trascritta in tempo reale dal terapeuta. Si liberano e si articolano progressivamente vive immagini ricche di significati e di espressioni simboliche, incuranti del principio di non contraddizione, cariche di energia rigenerativa che, nel procedere del tempo, attribuiscono un intimo significato all’esistenza personale del paziente. La fluttuazione degli affetti veicolati dalla vocalizzazione delle parole, dai silenzi e dal linguaggio del corpo del paziente nel contempo producono una situazione di vissuto emozionale nel terapeuta mentre trascrive la Procedura Immaginativa. Questo immergersi, ciascuno nelle proprie esperienze interne e nelle risonanze che esse destano nel loro sistema mente – corpo vivente, garantiscono allo psicoterapeuta, che non banalizza le cose che ascolta, di intervenire con spostamenti verbali. Un’eccedenza di significazioni a sfondo empatico, creativo e funzionale per aiutare il paziente a esprimere quegli stati di sensazioni affettive non formulate. Lo stimolo induttivo di partenza, definito Stimolo Immaginativo Iniziale, nella sua eccedenza di senso non estremizzato a scavare indiscriminatamente nel passato, si espande nel contenuto della metafora, della poetica e della sensorialità (acustica, visiva, olfattiva, tattile). L’esperienza dello Stimolo Immaginativo Iniziale e Spostamento permettono al paziente di mettere in scena margini essenziali di consapevolezza per padroneggiare nel tempo la propria esistenza.

La Procedura Immaginativa, nella sua capacità di legarsi alla volontà di parlare, è un punto d’incontro di un processo conoscitivo mediato dai desideri, dalle potenzialità, dalle angosce e dalle difese. Opera per tutto l’arco della vita e appartiene all’esperienza adattiva interno – esterno del paziente e al concetto allargato di “chi sono io” per non superare se stesso senza mai essere veramente se stesso. La tessitura dell’immaginato nella sua motivazione – azione – elaborazione – regolazione dell’azione non si trova nella testa o nel corpo e non è solo la rappresentazione delle conoscenze personali, ma un ponte tra il mitico, l’archetipico, il poetico e il trascendentale ad arrichi-mento spirituale che rinvia a un rimando di verità infinite.

La Metodologia della Procedura Immaginativa, nel suo percorso di conoscenza e di scoperta di memorie diverse, di spazi diversi e di diversi tempi utili per l’armonizzazione dell’Io nel suo aprirsi al mondo teoricamente è formata da quattro piani.

  • L’incontro, nel suo tessere l’orientamento della relazione, vi è psicoterapeuta, paziente e il sistema (coppia) che agiscono e influenzano l’uno con l’altro il modo di posizionarsi emotivamente per “andare avanti”. Una totalità importante da analizzare, che si mantiene inalterata nelle irrepetibili singolarità di ogni seduta.
  • La Relazione dei Valori Funzionali, nel suo moto profondo di ristrutturazione, modulata da due inconsci, psicoterapeuta – paziente, origina uno spazio accogliente di intima significazione.
  • L’Analisi Comparata dell’Immaginario promuove ciò che propriamente non appare nella coscienza.
  • L’Analisi Comparata della Realtà, nella sua direzione di emancipazione mai programmata, coglie il senso di ciò che è apparso nell’immediato presente dando spazio al possibile come completamento, come seguito e come futuro pienamente afferrabile anche dai fondamenti spirituali (Steiner, 1997).